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3. Eritrea-Etiopia A.O.I. Africa Orientale Italiana

Autore: Mario Lazzarini

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Con regio decreto 1° giugno 1936, il complesso dei territori costituito dagli antichi possedimenti coloniali italiani della Somalia e della Colonia eritrea e dall’impero etiopico.

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Descrizione

Periodi, episodi, momenti della storia attraverso immagini rare ed inconsuete, tratte da archivi personali, albums di famiglia, ricordi dei protagonisti, prima che si perdano e perché ne resti memoria.

Roma non era ancora capitale e Garibaldi da soli nove anni aveva unito il meridione al Regno quando l’Italia metteva piede in Eritrea, sia pure in maniera semiufficiale, e non con le armi, ma con un acquisto. Si può dire che i primi passi della giovane nazione italiana e quelli della sua colonia più antica furono contemporanei. Ne nacque un legame di amicizia, di rispetto, di solidarietà che è andato ben oltre il tradizionale rapporto tra metropoli europea e colonia d’oltremare; un legame che è andato al di là della dipendenza politica, perché, quando questa inevitabilmente è cessata, è rimasto l’affetto. È rimasto quell’insieme di segni, di emozioni, di ricordi, di sensazioni a volte indescrivibili che fanno ancor oggi dire, all’eritreo a Roma e all’italiano all’Asmara: «Mi par d’essere a casa».
Non possiamo perciò non essere felici anche noi, oggi che la nostra Eritrea è finalmente una nazione libera e indipendente, in piena dignità nel mondo; separata infine da quell’Etiopia cui proprio noi la unimmo, con la forza, ma con la quale le differenze erano evidentemente più grandi delle somiglianze.
L’Etiopia fu invece la nostra ultima, e per il più breve tempo, colonia; errore storico imperdonabile, forse, che compimmo abbagliati dall’illusione di un impero. Ci fu una guerra feroce, ingiusta, senza esclusione di orrori da una parte e dall’altra; una guerra inutile, quando il colonialismo già volgeva al tramonto.
Oggi quelle due terre d’Africa escono da vicende dolorose, da guerre fratricide, da esperienze politiche nefaste, cui noi talvolta non siamo stati estranei. È giusto che quelle faccette nere che un tempo portammo a Roma liberata aspettino qualcosa da Roma democratica: un’amicizia sincera fra uguali, una mano concretamente tesa, senza interessi, come tra fratelli.

L’Autore

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Dimensioni libro

17×24 cm

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